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Artigianato Made in Italy: Modello Unico

Con l’intervista di oggi, ho il piacere di inaugurare la rubrica dedicata all’artigianato Made in Italy: l’idea di lasciar spazio a questo ambito dell’imprenditoria italiana mi frullava in mente già da un po’. Questa mattina ho il piacere di cominciare con Monica Frizzarin, la fondatrice del brand Modello Unico.  Le creazioni di Monica sono realizzate in tessuto e fatte a mano; il simbolo del marchio sono senza dubbio le graziosissime scarpette da neonato, che hanno colpito per prima me – pur non essendo madre. Ho fatto qualche domanda a Monica, per conoscere meglio la storia di Modello Unico. Buona lettura!

modello unico coordinato

Ciao Monica, ti ringrazio per aver accettato di raccontarci la tua storia. Parlaci un po’ di te, della tua formazione e delle tue passioni.
Ciao, sono Monica e ho 53 anni (OOOODIOMIO!!!), sposata da 31, un figlio grande e sono una maestra di tennis. La mia passione credo abbia origini antiche: mio nonno faceva il sarto e mia madre ha sempre cucito a me e ai miei fratelli tutto, dalla biancheria ai cappotti.

Il rumore della macchina da cucire e delle forbici che tagliano il tessuto, insieme ai cartamodelli sul tavolo della cucina sono ricordi della mia infanzia.

Come fanno molti ragazzi quando sono giovani, il rifiuto di imparare qualcosa che facevano i tuoi genitori ha colpito anche me, purtroppo.
Cinque, sei anni fa, come fulminata sulla via di Damasco, ho deciso di comprarmi una macchina da cucire. Penso che quello che ho visto fare a mia madre fin da bambina mi sia in qualche modo rimasto dentro, la passione è cresciuta e la voglia di sperimentare è cresciuta di conseguenza.

scarpine-neonato-modello-unico-ortensia-blu

Come è nato Modello Unico?
Come quasi sempre nascono le cose in questo campo: gli esperimenti, i primi regali ad amici e parenti, la voglia di provare a fare cose nuove, la passione smisurata per i tessuti e i colori,

la voglia di creare qualcosa di unico, pensato per una persona sola, per dirle che ci tieni e che merita una cosa creata solo per lei.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri quotidianamente nel tuo lavoro artigianale?
Le difficoltà sono molte, io fortunatamente un lavoro ce l’ho, per cui si tratta della difficoltà di ritagliarsi del tempo per fare tutto, dal creare e confezionare, a fare fotografie, seguire i social, creare e partecipare ad eventi per farmi conoscere, trovare anche il tempo per fare formazione, perché bisogna fare un po’ di tutto e gli aspetti da tenere presenti sono veramente tanti.

In che modo hai cominciato a farti conoscere?
Partecipando ad eventi e a mercatini (anche se io non li chiamo volentieri così, per me sono eventi itineranti), pubblicizzandomi sui social.

Hai mai avuto la tentazione di abbandonare tutto?
La voglia di abbandonare tutto mi viene mediamente una volta a settimana….a parte gli scherzi, sì, a volte ci si pensa, perchè come ho detto prima le cose da fare sono veramente tante e capita che ti sembri di girare in tondo e non arrivare mai da nessuna parte.

Se ti va, vuoi raccontarci qual è stato l’episodio più significativo o di maggiore soddisfazione per te?
Non ho un episodio particolare, sono felice quando la gente passa davanti alla mia postazione con espressione seria e poi vede le mie scarpine (articolo che mi contraddistingue) e il viso si apre a un sorriso. In quel momento capisco che l’emozione che che leggo sul viso dà un senso a quello che faccio.

scarpine da neonato fatte a mano modello unico

Credits: ModelloUnicoBlog

Pensi di creare un sito web dedicato a Modello Unico? Usi i social network per pubblicizzare le tue creazioni e,se sì, in che modo?
Sì, mi piacerebbe avere un sito dedicato, anche provare con un e-commerce tutto mio, ma non è ancora giunta l’ora.
I social li uso: Facebook, Instagram, Pinterest e anche WordPress. Mi piace fare fotografie e raccontare piccole storie attraverso di esse e mi piace scrivere di cosa c’è dietro quello che creo. Il mio motto è “Perché è la storia che rende uniche le cose e la storia per me va raccontata.”

Sul territorio in cui operi, esistono associazioni o iniziative finalizzate alla promozione delle attività artigianali?
Sì, ci sono associazioni e di una di queste sono fiera di essere co-fondarice. La nostra associazione L’infinita mente crea, è nata per valorizzare e promuovere il fatto a mano, l’artigianato italiano, le moltissime competenze di fantastiche artigiane e donne che hanno la voglia di mettersi in gioco. In concomitanza con la nascita della nostra associazione, abbiamo ideato un progetto che ci ha portato ad aprire un temporary atelier nel centro della mia città, Brescia, perché volevamo dare la giusta collocazione a opere preziose, come sono gli articoli fatti a mano.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Mi piacerebbe molto che la mia passione diventasse il mio lavoro futuro, ma sono conscia che di strada da fare ce n’è ancora molta e oltre a questo ci vuole anche un po’ di fortuna, persone giuste che capiscano e credano in quello che fai.

Per finire, vuoi dare qualche consiglio alle persone che desiderano fondare un loro brand tutto fai-da-te?
Il consiglio che molto modestamente mi sento di dare è che un brand completamente fai-da-te non si può fare. Alcune cose bisogna per forza delegarle, altre, molte altre, le devi imparare e poi devi programmare e pianificare, mai smettere di aver voglia di apprendere e di sognare.

Ringrazio Monica per la sua disponibilità e spero che la sua esperienza possa essere di ispirazione a tante altre persone che nutrono il desiderio di fondare un proprio brand Made in Italy!

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Bruna

Creare un blog di viaggi: 5 errori da evitare

I 5 errori da evitare per creare un blog di viaggi utile ai lettori

Credo che esistano per lo meno diverse migliaia di travel blog italiani: emergere da questa caciara è impegnativo. Se non hai studiato dal principio come si fanno le cose in un blog, è probabile che tu commetta degli errori molto banali, all’inizio. Essi sono di certo correggibili, ma possono essere causa più o meno diretta del fatto che i tuoi articoli ricevono poche visite. Sono stata la prima a commettere alcuni di questi, ragion per cui desidero metterti i guardia da questi errori tra i più comuni che si fanno quando creiamo un blog di viaggi.

Come creare un blog di viaggi ed evitare gli errori più frequenti

Nei primi tempi, ti sembra semplice creare un travel blog: basta avere qualcosa da raccontare. Possedere delle esperienze di viaggio è la base, come è ovvio conoscere l’alfabeto per saper leggere. Quando poi diventa evidente che le cose non stanno andando per il verso giusto, capisci che devi aver fatto qualcosa che non va. Quando l’impegno è tanto, ma i risultati sono scarsi, forse hai sottovalutato l’importanza delle immagini e del content design, non hai indagato a fondo sulle esigenze dei lettori.

La qualità di un blog, nel bene e nel male, non si basa esclusivamente sulla correttezza del tuo italiano scritto. Essa si poggia anche su altri elementi che, trascurati, fanno in modo che il blog non renda abbastanza.

Quali sono i 5 errori da evitare quando si crea un travel blog, allora?

1. Trascurare il content design

Avrai forse già letto da qualche parte che la lettura sul web è faticosa e condotta a basso tasso di concentrazione. Se un lettore non ha proprio un’impellente necessità di leggerti, quando si trova davanti un fitto testo privo di grassetti e paragrafi, molla la presa e abbandona il blog.

Per te è importante saper incollare il lettore alla pagina con un contenuto interessante, ma anche facilitando la lettura. Usa i paragrafi e sottolinea i concetti chiave con i grassetti, sempre: questo deve essere uno dei tuoi mantra.

2. Trascurare le immagini

Proprio perché la lettura digitale è faticosa e i lettori sempre più pigri e disattenti, le immagini rivestono un ruolo fondamentale in un travel blog. Esse sono importanti in ogni genere di blog, ma creare un blog di viaggi senza foto o con immagini pessime è un suicidio virtuale! Molti lettori più che leggere il testo guardano le foto: da qui capiscono se una destinazione è interessante oppure no.

Non dico che devi diventare un asso della fotografia o del fotoritocco, dico però che devi fare pratica di fotografia e con programmi di editing, così da proporre al tuo pubblico immagini autentiche e accattivanti.

L’occhio vuole sempre la sua parte.

3. Sottovalutare la stagionalità dei contenuti

Il discorso sulla stagionalità dei contenuti è complesso e per nulla assoluto. Parlo per esperienza diretta: è del tutto normale che in determinati momenti dell’anno alcuni articoli vengano letti più di altri. Ad esempio, hai scritto un post sulle migliori spiagge del Salento che ha un boom di visite in estate e un crollo in inverno: è un andamento fisiologico delle ricerche degli utenti. Sarebbe diverso il discorso circa un contenuto sulle spiagge dell’ Egitto: magari i lettori cercano in rete, tra novembre e dicembre, dove andare al mare in inverno ed ecco perché riceverai molte visite all’articolo. Un discorso a parte va fatto per i blog post sulle città d’arte, perché sono spendibili tutto l’anno. Ci sono, infatti, viaggiatori che approfittano di ponti e vacanze natalizie o preferiscono visitare le città ad agosto invece di andare i spiaggia.

Voglio dire è che devi essere bravo ad anticipare le future ricerche dei lettori, che variano a seconda del periodo dell’anno, proponendo degli articoli nuovi e/o ottimizzandone altri nel momento più opportuno.

4. Non rispondere alle esigenze del pubblico

In uno dei miei precedenti articoli, ti ho parlato dell’assoluta necessità di individuare un tuo pubblico. Esiste una corrispondenza tra il tuo modo di vivere e raccontare il viaggio e i tuoi lettori – certamente non strettissima. Insomma, se scrivi di viaggi in camper è logico che ti leggano con maggiore interesse gli appassionati di quel modo di viaggiare.

Una volta che hai individuato la cosiddetta tua nicchia e il tuo lettore ideale, bisogna che tu resti fedele a un proposito: scrivere per raccontare un viaggio, rispondendo a specifiche domande.

Tornando all’esempio dei viaggi in camper, avrebbe poco senso se tu scrivessi dei migliori resort a 5 stelle di Bora Bora e altrettanto poca utilità avrebbe la scrittura di un articolo che non dà consigli e informazioni precise a chi legge. La cosa migliore da fare è chiedersi cosa desiderano leggere i tuoi lettori, cioè di quali contenuti hanno davvero bisogno.

5. Essere poco sinceri o imparziali

Sii sincero quando scrivi e sforzati di essere imparziale. È fondamentale che i tuoi post trasmettano le tue impressioni sul viaggio e siano coinvolgenti dal punto di vista emozionale. D’altra parte, tieni conto del fatto che suddette impressioni sono sempre e comunque soggettive, mentre i lettori vanno alla ricerca di contenuti attendibili, affidabili. Costruire la tua autorevolezza sui “Troppo bello” e “Che orrore” è sconsigliabile. Neanche io mi fiderei di chi sa parlarmi delle diverse destinazioni turistiche esclusivamente in termini positivi o negativi. In medio stat virtus: non esiste un luogo “bello” o “brutto” per tutti.

La tua abilità deve consistere anche nel saper descrivere un luogo cogliendo le sue sfumature; così facendo ti presenti all’audience in veste di blogger competente e autorevole.

In base alla mia esperienza, questi sono i 5 errori da evitare in un travel blog. Per correggere alcuni di essi ci vuole più impegno, tanto studio: è la vita del blogger! Se hai altro da aggiungere, scrivilo nei commenti. A presto!

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Bruna
obiettivi per il 2018 del blog personale

Il blog personale: obiettivi per il 2018

Il blog personale è un bella avventura, sempre. Insieme abbiamo visto che aprire un blog è semplice, per lo meno all’inizio, ma in corso d’opera le cose si fanno via via più complesse. Comunque vada, l’importante è non perdere di vista l’obiettivo: bisogna sempre fissare uno scopo e stabilire una strategia per raggiungerlo. Se la via per perseguire gli obiettivi del blog personale è tortuosa non ha grossa importanza. È meglio, anzi, altrimenti che divertimento ci sarebbe?

Gli obiettivi del mio blog personale per il 2018

Questo blog è nato pochi mesi fa ed è l’equivalente di un poppante. Deve ancora essere “svezzato” e non vedo l’ora di farlo. È forse la fase di lavoro più complessa: bisogna lavorare tanto, studiare, coltivare relazioni e conoscenze, impegnarsi a farle fruttare.

Qualunque sia l’obiettivo finale di un blog personale, ci vogliono competenza, passione e pazienza.

Sì, l’ultima cosa che ho scritto sa tanto di frasette motivazionali, corredate spesso dai blogger con finti sorrisi, cuoricini e un pizzico di filosofia spicciola. Tolto che sono cose che hanno molto successo in rete, cominciamo a mettere le cose in chiaro: non sono quel genere di web writer/blogger. Non amo parlare del mio lavoro in certi termini, per lo meno senza spiegare le ragioni che mi portano ad affermare perché questo blog personale ha bisogno di competenza, pazienza e passione. Noi non vogliamo accontentarci delle frasi fatte, vero?

Le competenze da acquisire per gestire un blog

Prima di tutto, ricordiamo una cosa fondamentale: sei nel blog di una web writer. Ci sono conoscenze che un web writer/blogger deve possedere: principi base del marketing, della scrittura sul web e della SEO. Quando la base l’hai ormai acquisita, devi andare oltre e approfondire, per i seguenti motivi:

  • la scrittura è una questione di pratica;
  • il mondo del web cambia velocemente;

Per capirci meglio, i miei obiettivi personali riguardano prima di tutto l’acquisizione di nuove conoscenze. Il blog ha ragion d’essere se riesce a dimostrare le competenze possedute, trasmettere la passione nutrita e il senso che il lavoro ha nell’ambito della comunicazione digitale. Il blog personale sarà quindi lo strumento privilegiato per comunicare il lavoro del web writer sul web.

Tone of voice, SEO e relazioni

Chiariamo un punto: il web writer è molto più di un blogger. L’attività di blogging è una parte del lavoro di chi si occupa della scrittura sul web e per tale ragione deve scrivere tanto e di tante cose. Certo, nel tempo ci si può specializzare in un settore o in pochi settori specifici, ma la migliore scuola prevede di fare pratica in diversi ambiti.

L’abilità di un web writer deve essere quella di scegliere stile e lessico adeguati al pubblico per cui si scrive. Bisogna farsi le ossa per imparare a usare diversi tone of voice.

Non si tratta di studiare un manuale: si tratta semplicemente di scrivere. Inoltre, visto che il mondo del web muta con velocità, bisogna saper scrivere bene. Al momento attuale, nascono nuovi social network e ne muoiono altri, mentre i più affermati – Facebook, Instagram, Twitter, ecc – sono in continuo aggiornamento, insidiando i gestori delle pagine e degli account business.

Scrivere bene cosa significa, allora? Conoscere meglio la SEO. Questo può bastare? Certo che no. Bisogna puntare a una scrittura naturale e sulla spontaneità delle interazioni virtuali.

Le persone – i miei e i tuoi potenziali clienti – si stufano in fretta dei social e, a breve, effettueranno ricerche vocali su Google. Bisognerà attrezzarsi per lavorare sempre meglio sull’analisi delle ricerche degli utenti e non dimenticare mai che essi sono bombardati da post e articoli sponsorizzati. Con la parola “sponsorizzazione” apro un mondo, ma non è ora il momento di scoperchiare il vado di Pandora. Il punto è che solo l’interazione spontanea e curata tra gli utenti rende il legame virtuale una relazione interessante, stabile e di fiducia.

Ci tengo tantissimo alla spontaneità, anche se sappiamo bene che nell’universo della virtualità spesso tutto si riduce a un do ut des. D’altra parte, farsi conoscere e conoscere cose/persone nuove è possibile solo se siamo in grado di selezionare i contatti con cui intessere relazioni, sappiamo riconoscere i contenuti di valore e apprezzarli per imparare qualcosa, se riusciamo a farci notare in modo onesto al fine di trasmettere diverse forme di sapere. Ecco perché i miei obiettivi del 2018 ruotano prima di tutto attorno alle relazioni, trasparenti e feconde.

Il blog personale sarà ancora una volta un banco di prova e il mezzo migliore per comunicare nel mondo del web. E per te cosa rappresenterà questo strumento digitale, durante il 2018? In che modo lo utilizzerai per farti conoscere e comunicare? Scrivimelo nei commenti, se ti va. A presto!

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Bruna
come creare un blog di viaggi

Come aprire un blog di viaggi

Travel blog di qua, travel blog di là: ovunque navighiamo nel web, troviamo qualche blogger viaggiatore. Fare il travel blogger è tanto figo no? Si passa il tempo a viaggiare! Ma stiamo andando già un po’ troppo avanti, dobbiamo invece procedere con ordine. L’obiettivo di oggi non è spiegarti come i travel blogger passino il proprio tempo a viaggiare, bensì spiegarti come aprire un blog di viaggi: anche in questo caso si tratta di indirizzarti meglio nel muovere i primi passi.

Come diventare un travel blogger

Partiamo da una domanda: come si diventa travel blogger? È bene definire a grandi linee cos’è un travel blogger e cosa fa.

Il travel blogger racconta i viaggi che fa in giro per il mondo, descrive la propria esperienza dando spazio alle emozioni provate durante il viaggio, fornendo informazioni chiare e dettagliate sui luoghi visitati.

Detto questo, non è importante dove si va, ma come scrivere un blog di viaggi: il tuo sforzo deve andare nella direzione della ricerca di un equilibrio tra contenuto emozionale e contenuto informativo.

Naturalmente, il tuo lavoro può essere un altro e magari il tuo blog potrebbe non avere particolari pretese. D’altro canto, quando ti ho detto a cosa serve un blog ho chiarito questo punto: si scrive per essere letti, non per cantarsela da soli. Seguire quindi delle linee guida basilari ti aiuta a esser letto e avere uno scambio più proficuo con la comunità digitale di viaggiatori (i lettori). Neanche a dirlo, a maggior ragione se il tuo scopo è quello di fornire un vero e proprio servizio di promozione del territorio, allora non puoi assolutamente fare a meno di seguire alcune direttive. Il travel blogger può fare, a tutti gli effetti, marketing territoriale.

La spigolosa questione sulle collaborazioni delle aziende con i travel blogger, i post sponsorizzati e l”influencer marketing l’approfondiremo in altre occasioni. Torno a dirlo: al momento stiamo solo muovendo i primi passi.

Creare un blog di viaggi: come iniziare

Per aprire un travel blog dobbiamo cominciare dalla cosa più ovvia e semplice: i viaggi. Se hai davvero qualcosa da raccontare, allora puoi scrivere. La premessa è questa: se vuoi che il tuo blog vada a gonfie vele, devi garantire coerenza e costanza nelle pubblicazioni- non smetterò mai di scriverlo e ri-scriverlo, porta pazienza.

Come ti dicevo poco sopra, non è essenziale il dove. Quel che scrivi deve avere uno standard di qualità, definito da alcuni parametri: correttezza, chiarezza e utilità. Trasmettere le tue impressioni personali è importante: senza “personalità”, i tuoi post sarebbero l’equivalente di un guida turistica. Tu però non sei una guida turistica, sei un blogger: perché mai le persone dovrebbero leggere te e non altre guide blasonate?

Le persone vanno alla ricerca di opinioni affidabili e sinceri, informazioni dettagliate. Quando si apprestano a fare una ricerca su Google, hanno in mente delle domande ben precise: tu dovrai fornire le risposte, e in più le ragioni per intraprendere un nuovo viaggio.

Le cose, quindi, sono molto complesse!

Definisci il target

Devi definire dal principio il lettore a cui ti stai rivolgendo. Questo vale per qualsiasi blog, ma in particolare nell’ambito travel: il settore turistico si può suddividere in tanti segmenti, ai quali corrispondono dei tipi di viaggiatori. Delinea le caratteristiche del tuo target a partire da te stesso: con quale tipo di viaggiatore ti identifichi? Cosa hai da offrire a chi ti legge?

Come ti dicevo, i lettori cercano affidabilità, che puoi trasmettere loro se i tuoi blog post sono curati sotto ogni aspetto. Conta la coerenza: se il tuo focus sono i viaggi low cost, non ha molto senso scrivere di vacanze in villaggi turistici a 5 stelle. Ogni tua scelta editoriale deve ruotare attorno alle richieste del tuo target.

Dai il nome giusto al tuo blog

Poni molta attenzione al processo di naming, cioè alla scelta del nome del blog. Ho fatto l’errore di non pensare a questo, a suo tempo, ma perché il mio blog personale è nato in un momento in cui non avevo ben chiare le idee. Al contrario, dai al blog un nome che definisca istantaneamente di cosa e per chi scrivi.

Il nome ti identifica e assieme alla natura e la qualità dei contenuti, nonché il tuo stile, contribuisce a costruire la tua identità online.

Vorresti mai essere confuso con qualcun altro, in questo mare di travel blog? Non è furbo! Scegliere un nome che inquadra bene chi sei, cosa vuoi e per chi lo fai è cominciare con il piede giusto.

Come scrivere un travel blog

Una volta che hai ben chiare le tue reali possibilità di viaggiare, potrai sviluppare un piano editoriale a tutti gli effetti smart: realistico, perché si adegua ai tuoi reali spostamenti, ed efficace, perché riesce a raccontare le destinazioni turistiche fornendo le informazioni utili per i tuoi lettori.

Fare un piano editoriale significa stabilire le tematiche principali di cui vuoi trattare e sviluppare, sulla base di esse, una serie di contenuti.

Piano editoriale: i temi da sviluppare

Poiché il tuo è un blog di viaggi, le macro-tematiche più papabili possono essere viaggi in Italia, in Europa, in America e così via, nonché tutto quello che ha a che fare con l’esser viaggiatori. Questi temi sono la base del piano, da cui poi dovrai tirare fuori una quantità di blog post tale da garantirti una frequenza di pubblicazione costante nel tempo. Torno a ribadire: se vuoi scrivere di viaggi low cost, i tuoi post devono restare fedeli a questa linea.

Categorie e menu di navigazione

Il passaggio più logico adesso è fare di queste tematiche le categorie del tuo blog e, quindi, le voci del tuo menu di navigazione. Un menu pulito e facile da navigare rende l’esperienza dell’utente sul sito web più pratica e piacevole, perché gli/le sarà più facile individuare altri contenuti di suo interesse – laddove è nel tuo di interesse che vengano letti più post. Insomma, indica chiaramente la via ai lettori per trattenerli il più possibile sul tuo blog.

Calendario editoriale

A questo punto hai definito l’impalcatura dei contenuti del tuo travel blog. Quanto più sarai bravo a sviluppare una rosa di articoli attorno a una destinazione, tanto più garantirai ai lettori costanza nelle pubblicazioni e affermare la tua autorevolezza in quanto blogger. Anche definire il calendario editoriale ha la sua importanza: all’inizio si procede con un certo numero di pubblicazioni settimanali e in alcuni giorni della settimana.

Si può stabilire a priori quanto e quando pubblicare? No, a priori non è sensato: sono le statistiche che ti diranno, dopo almeno diverse settimane di monitoraggio, quando ti conviene più pubblicare: giorni pari, giorni dispari, weekend e così via.

D’altra parte, non farti prendere dalla foga di pubblicare il più possibile. Il calendario editoriale è uno degli elementi più ragionati del tuo blog, mentre la convinzione che pubblicando ogni giorno serva a ottenere più visite appartiene ai principianti.

I tuoi blog post sono interessanti se emozionano i lettori, ma soprattutto se rispondono alle loro esigenze specifiche. Pubblicare ogni giorno, senza aver attentamente ragionato sulle richieste implicite o esplicite a cui dare risposta, spesso equivale a posizionare i tuoi contenuti su Google per keyword di ricerca poco cercate. In altre parole, avresti un boom giornaliero di visite su post che avranno vita, però, brevissima. Per finire, in questo modo non riusciresti a “coltivare” il tuo pubblico: al blog arriverebbero lettori mordi e fuggi.

I tuoi lettori non devono avere la garanzia che tu pubblichi ogni giorno. Chiunque essi siano, devono sapere che tu puoi essere per loro una fonte affidabile di spunti e consigli pratici. Fin dall’inizio, non lavorare al blog pensando alla quantità, bensì alla qualità di quel che scrivi.

Per concludere: come creare un blog di viaggi?

Creare un blog di viaggi può sembrare molto semplice, all’inizio. Difficile non è, ma sicuramente è impegnativo. Fino ad ora abbiamo parlato di piano editoriale, menu di navigazione, costanza nelle pubblicazioni e anche di keyword, ma i miei sono stati semplicemente alcuni accenni. Le cose sono molto più complesse e il lavoro che c’è dietro alla costruzione di un blog post che tratta di viaggi può richiedere davvero molto tempo.

Diffida, quindi, da chi sostiene che per scrivere un articolo su una destinazione da viaggio ci vuole al massimo 1 ora: mente spudoratamente. Per meglio dire, ti sta mentendo se cerca di farti passare un blog post fatto così per un contenuto di valore. Iniziando dalla ricerca delle parole chiave e finendo con l’editing del materiale fotografico, ti assicuro che le ore volano.

Ora non mi resta che augurarti buon lavoro! Per ogni chiarimento, scrivimi nei commenti. Compila il form sottostante per qualsiasi altro genere di richiesta. A presto!

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Bruna
come promuovere un libro online

Come promuovere un libro: le relazioni con i book blogger

Promuovere un libro online e stringere relazioni con i book blogger più influenti.

Sapere come promuovere un libro online è importante, a maggior ragione se non godi ancora di grande fama e la tua casa editrice non ti supporta abbastanza in tal senso. Be’, sempre che tu abbia una casa editrice alle tue spalle. Quanti di voi sono costretti ad auto-pubblicarsi? Tantissimi. Nella sostanza, il discorso che voglio portare avanti oggi non cambia se un libro è auto pubblicato o meno. Desidero parlare delle relazioni con i book blogger (alias influencer) e nemmeno in tal caso l’essenza di quel che sto per dire muta, che tu sia l’autore del libro o l’addetto alle pr della casa editrice. Oggi parliamo, quindi, di recensioni.

Promuovere un libro online: perché ti servono le recensioni

Partiamo da un assunto: l’editoria è piena di “problemi”, relativi in particolar modo ai costi di pubblicazione e di distribuzione dei libri. Tu cosa vuoi? Scrivere e pubblicare. Succede, così, che tu sia costretto a ricorrere all’auto pubblicazione e/o dover promuoverti da solo online (e offline). Ci sono tanti modi di promuoversi sul web, complementari tra loro. Il mio obiettivo è soffermarmi su uno di essi: le recensioni.

Perché hai bisogno di recensioni? Perché la recensione è il passaparola del momento e il web si regge su dinamiche che amplifica il fenomeno del passaparola stesso.

Non è obbligatorio andare alla ricerca dei cosiddetti influencer, che nel tuo caso dovrebbero essere book blogger. Non ho la benché minima intenzione di disquisire su quanto siano utili o non utili le recensioni dei libri nel giudizio dei singoli lettori (di libri): c’è chi ama leggerle e chi non lo fa, chi legge direttamente sui blog e chi si fida solo di Amazon, Anobii e Goodreads.

Qui c’è da considerare un fatto nel suo complesso: le persone sono diffidenti e desiderano leggere opinioni affidabili. Hai bisogno delle recensioni? Credo proprio di sì!

Del resto, su Booking valuti il tuo soggiorno, su TripAdvisor la pizzeria in cui hai mangiato sabato sera e su Anobii spendi due parole sull’ultimo libro che hai letto. Questo è semplice e assodato. Partiamo, allora, da un presupposto: non esistono lettori di serie A e lettori di serie B. Non tutti i lettori esprimono il proprio parere su un libro in modo palese. Infine, non sono tutti critici di letteratura e sarebbe irragionevole crederlo.

Lettori comuni e book blogger

Ciò che non devi mai perdere di vista è che tu vendi per lo più a persone che non sono affatto esperte di critica letteraria. Una parte di queste persone lascia un parere su Anobii, Amazon e chi per loro. Qualcuno va commentando sui profili social della casa editrice – ammesso che la tua ne abbia di attivi. Queste sono le opinioni dei lettori comuni, che bisogna distinguere dai book blogger/influencer:

i lettori comuni sono per te di estrema importanza: costituiscono il grosso del tuo pubblico, sono coloro che comprano il libro e lo leggono.

Ecco che arriviamo a dover affermare due cose (ovvie, ma è facile perderle d’occhio):

  • il tuo libro deve essere venduto, letto e recensito
  • gli influencer servono affinché il tuo libro sia sempre più venduto, letto e recensito dai lettori comuni

In altre parole, devi creare un circolo virtuoso che accresca la tua notorietà (brand reputation) e le vendite del libro. Questi sono discorsi che più in là e un po’ alla volta approfondirò su questo blog.

L’approccio ai book blogger

Chi è un book blogger? Semplicemente, il book blogger scrive recensioni di libri. Se è un bravo blogger, ha costruito intorno a sé una cerchia di lettori per i quali risulta essere un recensore affidabile. È con questo tipo di book blogger con cui puoi interagire, allo scopo di ottenere un’opinione sul tuo libro che possa realmente contribuire alla promozione di esso.

Cosa succede, di solito? Sai che devi fare qualcosa per rendere più popolare la tua opera e allora inizi a fare ricerche sul web, atterri su qualche book blog interessante ed…eureka! Pensi: “Ora propongo il mio libro all’autore/autrice!”

In linea di principio, l’idea è bella ma rischiosa. Grazie alla propria popolarità, il blogger può influenzare le opinioni ed eventualmente le intenzioni di acquisto del pubblico. Ecco perché rivolgersi alla persona sbagliata può ledere alla tua immagine e diffondere un’opinione negativa del libro. Non farti saltare in mente di contattare il primo book blogger che incontri navigando in rete: potresti darti la zappa sui piedi!

Come si fa a non sbagliare? Prima di contattare il/la blogger, devi studiarlo/la e porti le seguenti domande:

  1. Il tuo libro è adatto al lettore che vuoi contattare?
  2. Il seguito del/della blogger è effettivamente il pubblico a cui vuoi arrivare?
  3. La qualità delle recensioni che scrive è adeguata?
  4. Sei preparato a gestire un rifiuto o, peggio, una recensione negativa?

Le risposte alle suddette domande sono il punto di partenza per intraprendere il passo successivo. Ora non apro nemmeno la parentesi a proposito di recensioni gratuite o a pagamento. Al momento la cosa che conta è solo una: devi rivolgerti al blogger che fa per te.

Vediamo le cose, punto per punto.

Il book blogger perfetto

Per carità, siamo tutti imperfetti sul pianeta Terra, ma tutto sommato possiamo delineare un quadro piuttosto realistico del book blogger perfetto.

La persona in questione non è l’influencer che al 100% ti farà una recensione positiva, ma quella persona che è dotata della sensibilità adatta ad apprezzare la tua opera. Ricorda una cosa: quando contatti direttamente un blogger, ti stai mettendo consapevolmente in una situazione di potenziale rischio. Niente paura! Se ci sei andato con i piedi di piombo, cioè se hai studiato attentamente il soggetto, allora non stai osando troppo.

Tornando a noi, a cosa mi riferisco quando parlo di sensibilità? Mi riferisco a quel misto di curiosità e preferenze di lettura che ogni lettore possiede e lo distingue dagli altri. Cerco di farti un esempio pratico, un po’ al limite, ma è per capirci. Hai scritto un thriller avvincente e hai trovato una brava book blogger che scrive ottime recensioni, ma è per lo più interessata ai classici romanzi dell’Ottocento. Sei sicuro che sia adatta a te? Ad una prima analisi, potrebbe non esserlo. Esistono lettori e lettrici che leggono di tutto e sono in grado di apprezzare libri di vario genere, ma la prudenza non è mai troppa: è meglio cercare qualcuno che manifesti chiara propensione verso il genere letterario a cui appartiene il tuo libro.

Il book blogger e il suo pubblico

Mi ricollego a quanto detto sopra, anche se la questione sta diventando più sottile. Se un book blogger legge e scrive di vari generi letterari, è pur vero che il suo stesso pubblico, globalmente, preferisce un certo tipo di letture. Ammesso che il blogger ti sembri adatto, per te lo è il suo pubblico? Non ha senso rivolgersi a un blogger autorevole se, suo malgrado, non riesce ad arrivare ai tuoi lettori. Ricorda che non puoi confondere gli obiettivi: il tuo scopo non è arrivare all’influencer, ma alle persone che lo seguono e sono i potenziali lettori del tuo libro. In altre parole, il book blogger è un mezzo. La questione non riguarda banalmente i numeri, attenzione! A te non interessa che il blogger parli della tua opera a 10k follower, ma che la recensione arrivi al gruppo di persone giuste. È una questione di qualità, non di mera quantità.

Recensioni di qualità

Chi già mi conosce come Bruna Athena travel e book blogger, sa bene che divento una iena quando leggo blog post di “autorità nel campo” che fanno ridere i polli. Per quel che riguarda le recensioni, posso solo dire di fuggire a gambe levate da chi non sa altro che dire “Bellissimo!” e “Orribile!”, perché limitarsi a questo non vuol dire scrivere una recensione.  Il book blogger non è necessariamente un critico letterario o una persona che ha studiato in modo approfondito la letteratura, ma è un lettore: tu non vendi ai critici, tu vendi a chi legge i libri per piacere e diletto.

In ogni caso, un book blogger deve sforzarsi di essere serio, altrimenti quel che scrive resta solo fuffa.

Le recensione seria dà cenni sulla trama del libro – cenni, non spoiler spinto! -, analizza il lessico usato, la struttura dell’opera e la psicologia dei personaggi, infine correda il tutto anche con considerazioni personali. Per il resto, non si può parlare di recensioni o, quanto meno, non di recensioni da “influencer”. Non puoi rivolgerti a chi non sa scrivere un commento come si deve.

Le recensioni negative

Affrontare le opinioni negative dei lettori ed eventuali crisi social è un argomento molto complesso, che magari approfondiremo in un’altra occasione. È comunque importante che tu sappia che un blogger può rifiutare la tua proposta oppure scrivere una recensione negativa. Se sei stato accorto nel modo in cui ti ho appena indicato, potresti non aver nulla da rimproverare a te stesso. Allo stesso modo, non c’è qualcosa da rimproverare al blogger, se la sua recensione è stata fatta a regola d’arte. Sono cose che capitano: i libri devono comunque toccare le corde giuste nei lettori. Mettitelo in testa, non si può giocare sporco: una finta recensione positiva non fa bene proprio a nessuno. Cosa fare, allora, in questo caso? Ringrazia il blogger per la disponibilità, condividi comunque sui social il blog post e non andare nel panico: spesso le recensioni negative accendono la curiosità degli altri lettori, che così provano il desiderio di acquistare e leggere il libro lo stesso.
Ricorda, infatti, che in ogni cosa che fai ci vuole educazione e propensione al dialogo! Come ti dicevo, la promozione di un libro online è molto complessa e, più in là, ti darò altri suggerimenti.

Se vuoi, commenta qui e parlami della tua esperienza. Se hai trovato utile questo blog post, ti chiedo di condividerlo, sempre se ti fa piacere. Se vuoi un supporto per quanto riguarda le strategie di promozione del tuo libro, compila il form contatti e ti risponderò subito. A presto!

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Bruna
a cosa serve un blog una guida per chi comincia

Per cominciare: a cosa serve un blog?

A cosa serve un blog? Una piccola guida per cominciare a fare blogging.

Ce lo chiediamo quando iniziamo a familiarizzare con il mondo del web; in tanti ce lo chiedono quando affermiamo di occuparci di blogging: a cosa serve un blog? Vorrei cominciare questa piccola guida al blogging proprio a partire da questa domanda, perché scrivere un blog è interessante, impegnativo e bisogna pur capire a cosa serve scriverne uno.
Primo step, dunque: perché creare un blog?

Creare un blog: perché farlo?

Il blog è uno spazio virtuale, in cui potenzialmente chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Questa è una definizione di blog molto generica: detta così, sembra che non serva ad altro che a dar libera espressione ai propri pensieri. Certo, nessuno può impedirti di scriverne uno per puro diletto.

Il punto è che di contenuti web scritti male e poco utili se ne sta cascando il web – le cause del fenomeno sono molteplici. Tuttavia, le cose non sono così banali:

un blog serve a mettere in condivisione esperienze e informazioni utili, infine a persuadere i lettori

In altre parole, il blog è un mezzo attraverso il quale raccontare storie personali – letture, viaggi, ricette – e lo strumento con cui il professionista di scrittura sul web attira lettori e potenziali clienti.

In due righe, ho detto un mucchio di cose! Questa è la realtà dei fatti: può servirti per passare il tempo, ma al web writer il blog serve a vendere: esso è a tutti gli effetti uno strumento di marketing.

“Ma io non voglio vendere niente!”

Va bene, mettiamo il caso che tu non voglia nemmeno essere un web writer e che il tuo lavoro sia un altro, che ti faccia solo piacere condividere la tua passione per la cucina vegetariana. Be’, una cosa è certa: vorrai essere letto.

Nessuno scrive per non esser letto da nessuno. Tanto varrebbe tenere un diario (cartaceo) segreto. Creare un blog ha senso se si possiede l’abilità di farsi leggere.

Per uscire fuori dallo stato di mediocrità del mondo digitale devi fare le cose seriamente, per essere davvero utile e venir letto, che tu sia un semplice appassionato o un web writer. Insomma, devi essere un vero blogger con un vero blog!

Chi è, allora, il vero blogger? Ora te lo spiego.

Cos’è un blogger e cosa fa

Comincio con il definire cos’è un blogger per via negativa. Il blogger NON è:

      • dilettante: le cose fatte per diletto hanno vita breve e, per ovvi e linguistici motivi, non sono professionali;
      • pigro: è probabile che tu possa incontrare in rete fortunati blogger che hanno trovato il successo in pochi mesi: sono eccezioni (forse), ma per tutti gli altri comuni mortali vale il principio per il quale al blog devi lavorare tanto e continuamente – non puoi mai e poi mai adagiarti sugli allori;
      • ignorante: non puoi ignorare la lingua italiana, i principi fondamentali della scrittura sul web, le tecniche base di SEO copywriting, le competenze minime di grafica e di HTML, gli argomenti di cui tratti;
      • bugiardo: ciò di cui scrivi deve corrispondere alla tua reale esperienza e alla tua sincera opinione, perché i lettori pretendono coerenza dai blog che seguono e non puoi “tradirli” con la mancanza di onestà;
      • altezzoso: abbiamo cominciato tutti da zero, compiendo gli errori del tutto normali per chi è all’inizio, ragion per cui non puoi essere superbo e, se te ne capita l’occasione, dai una mano ai principianti – stai sereno, per mettere in pratica le idee prese in prestito ci vuole una certa abilità 😉

Come creare un blog: i primi passi

Ora sappiamo a cosa serve un blog e chi è un blogger. Ora il blog devi pure farlo, no? Creare un blog all’inizio è semplice, tutto sommato. Però la fase iniziale di creazione è quella in cui è più facile commettere quegli errori i cui effetti negativi si fanno sentire a lungo termine. Si possono correggere, certo, ma ti chiedono un bel po’ di lavoro a posteriori: l’ho imparato a mie spese! Ti do, quindi, qualche dritta per muovere i primi passi.

Scegli una tematica specifica

Allo stato attuale delle cose, non esistono sul web tematiche che non siano state già trattate. Ad ogni modo, resta comunque vero che dare un taglio specifico al proprio blog è più saggio che buttarsi a scrivere di qualsiasi cosa. Con questo non voglio dire che tu non possa occuparti, ad esempio, di lifestyle. Cerca di iniziare con il piede giusto, scegliendo un tema soltanto o comunque pochi argomenti da trattare, resta quindi fedele a questa linea editoriale. Ricorda infatti:

il successo di un blog è anche funzione dell’autorevolezza che possiede agli occhi della cerchia di lettori che lo segue.

Ti pare che tu possa essere, allo stesso modo, autorevole nello sport e nel giardinaggio? Non è impossibile, ma poco probabile.

Scrivi rivolgendoti al tuo pubblico

In gergo si chiama target ed è quel gruppo più o meno assortito di lettori che potenzialmente è interessato a leggere il tuo blog.

Il target è un gruppo di persone in cui devi suscitare interesse, scrivendo titoli attraenti e contenuti che soddisfino le loro curiosità/necessità.

Non è sempre così semplice riuscirci, non è impossibile, è anzi necessario. Potrebbe capitare che tu scriva qualcosa che non è adatto al tuo pubblico, e ti faccio un altro esempio per chiarire. Se pubblichi ricette di piatti gourmet, la tua audience è interessata a quel genere di cucina, per logica. I tuoi lettori potrebbero essere spaesati se trovassero, inaspettatamente, blog post che riguardano la cucina tradizionale casareccia o addirittura sullo street food, non ti pare?

La scelta del CMS adeguato

Non è mia intenzione offendere nessuno, ma se vuoi dare al tuo blog un aspetto professionale togliti dalla testa Blogger e scegli WordPress. So che è un investimento, ma ti consiglio di acquistare un piano hosting adeguato alle tue esigenze. Nella fase iniziale ti sembra troppo? Non lo è: quando le cose si faranno davvero serie, rimpiangerai di non avere a disposizione gli strumenti di un piano a pagamento. Conti fatti, spenderai di più nel passaggio da un piano all’altro e nei servizi di redirect. È meglio fare sul serio fin da subito.

La grafica

L’autorevolezza di un blogger va di pari passo con la sua riconoscibilità. Il pubblico ti riconosce per il modo in cui scrivi, ma anche per la tua veste estetica. Fai in modo di trovare una veste grafica riconoscibile, coerente con le immagini che di te circolano sul web – i profili social. Infine, cura anche le immagini che pubblichi negli articoli: segui qualche lezione di fotografia e di Photoshop. Non devi diventare un asso della grafica, sempre che questo non sia effettivamente il tuo lavoro. Per questo non mi basterà mai l’aria nei polmoni, perché i web writer scrivono e i grafici si occupano della grafica, appunto, e a ciascuno il proprio lavoro! Detto questo, ricorda che le fotografie sono le parti dell’articolo che attirano maggiormente l’attenzione degli utenti e vengono valutate anche dagli spider di Google: non sono un elemento da trascurare, anzi!

Credo che ora tu abbia iniziato a capire perché un blogger non può essere uno scansa fatiche. Gestire un blog è un lavoro, come tale richiede studio e pratica costanti: il mondo digitale cambia continuamente. Non adagiarti su scelte troppo semplici, pensa attentamente agli obiettivi che vuoi raggiungere e a come riuscirci: vale sempre il detto “chi ben comincia è a metà del’opera”.

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Bruna
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